Cenni Storici

1.1 Origine ed evoluzione del Consorzio

Il Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno è stato costituito con Decreto del Presidente della Repubblica in data 23 febbraio 1952 (registro n°6 Agr. E For., foglio n°92).
E’ possibile identificare nel territorio consorziato numerose tracce lasciate dalle civiltà ivi insediatesi nei tempi passati.
La costruzione della Strada Domiziana, i resti della tomba di Scipione a Patria, l’importanza all’epoca del porto di Sinuessa a Mondragone, per non risalire ancora più indietro nel tempo (insediamento dei Cumani in prossimità di Licola), stanno a dimostrare che già a quei tempi c’erano condizioni di vivibilità nella parte bassa delle campagne in prossimità del Tirreno. Le condizioni in cui si presenta il territorio negli ultimi tre secoli della Repubblica ed i successivi due secoli dell’impero di Roma sono quelli della campagna fertile, dalla quale i Campani e gli ex-legionari romani traggono ricchezze, sotto la protezione dello Stato.
Ma quando l’attenzione dello Stato viene meno, per i problemi politici che dettero inizio alla decadenza, le popolazioni, per sopravvivere alle invasioni dei barbari, ai saccheggi della pirateria ottomana ed allo sfruttamento di eserciti stranieri, si rifugiarono verso le vette di monti e colline. Ovviamente per sopravvivere si dedicarono allo sfruttamento dei terreni montani disboscando e dissodando quelle pendici che nel passato avevano costituito la difesa naturale dai rovesci meteorici e dalle piene torrentizie.
L’abbandono delle pianure ed il disboscamento delle pendici montane furono la causa dell’impaludamento, mentre dall’Africa venne importata la malaria.
Fu così che alle terre della “Campania felix” si venne sostituendo una campagna dall’aspetto ben diverso (campagna Vicana, Mazzoni di Aversa, Mazzoni di Capua, i pantani delle zone basse a ridosso delle dune costiere tra Mondragone e la Agnena), in cui l’acquitrino, dominio dell’Anofele e della malaria, è stata una realtà che si è conservata fino all’inizio del ‘900.
Le prime opere di risanamento idraulico della vasta piana alluvionale, denominata pianura campana, nella quale il “F. Clanio” in sinistra Volturno ed il “Vena Grande” in destra (oggi non più esistenti), creavano vaste aree paludose, furono intraprese già nel 1539 dal Viceré Don Pedro di Toledo e completate nella loro parte essenziale nel 1610 sotto l’impulso di un suo successore, Pedro Fernandez de Costa, Conte di Lemos e viceré di Filippo III di Spagna, con la direzione tecnica di Giulio Cesare Fontana, figlio di Domenico Fontana.
In sinistra Volturno venne così originato il nuovo sistema di inalveazione denominato “RR. Lagni”. Tale corso d’acqua, il cui esercizio fu disciplinato da appositi regolamenti, via via modificati, rinnovati e completati, riuscì a risanare una vastissima zona che era delimitata a Nord e Nord-Est dal basso corso del F. Volturno, dai M. Tifatini, dalle colline caudine e del nolano, a Sud dalle Falde dei M. Somma e Vesuvio e dai campi Flegrei, a Ovest dal M. Tirreno.
La colossale opera di bonifica, che fu compiuta nel suo corso centrale in sei anni, con l’impiego continuo di 300 operai e con una spesa di circa 38 mila ducati, successivamente ampliata con due controfossi laterali necessari allo smaltimento delle acqua medie, costituisce ancor oggi una delle più classiche bonifiche del Mezzogiorno, poichè per la prima volta veniva attuato il criterio della separazione delle acque alte dalle acque medie, pur restando i due sistemi interdipendenti e facendo affidamento, nei casi critici particolari, sulla non concomitanza dei fenomeni piovosi dei sottobacini mediani rispetto a quelli alti.
Le zone depresse del litorale, terribilmente malariche e paludose, dovevano invece attendere ancora ben duecento anni per vedere iniziata l’opera di bonifica per colmata delle torbide del Volturno.
Il territorio consorziato che in sinistra Volturno è diviso dai RR. Lagni (Mazzone di Aversa), in destra (Mazzone di Capua) trova analoga divisione per il collettore di bonifica denominato R. Agnena che, iniziato contemporaneamente ai RR. Lagni, fu solo nel 1840 debitamente riproporzionato, munito di controfossi, completato a monte e unito, allo sbocco, in corso unico con il torrente Savone.
Fu soltanto intorno alla metà del secolo scorso che si ebbe una ripresa degli interventi bonificatori nel Regno delle due Sicilie; essa avvenne in virtù dei rescritti borbonici 13 agosto 1839, 22 ottobre e 22 novembre 1840, 24 novembre 1842, 10 gennaio e 29 marzo 1843, coordinati finalmente dalla legge organica 11 maggio 1855, con la quale venne istituita la “Amministrazione Generale della Bonifica” che doveva curare l’esecuzione e la gestione di tutte le opere di bonifica dei territori del basso Volturno.
Con la costituzione del Regno d’Italia, l’attività venne ripresa in gestione diretta dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste, quindi dal 1869 al 1927 dal Ministero dei Lavori Pubblici e, dal 1928, nuovamente dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste, con l’istituzione del Sottosegretariato per la Bonifica Integrale, ed affidata principalmente in concessione ai Consorzi di Bonifica.
Il nuovo impulso dell’attività di bonifica dei Consorzi, che si costituivano man mano inserendosi nel comprensorio classificato della bonifica del basso Volturno, aveva già avuto inizio nel 1916, quando il “Consorzio della 1a Zona Vicana” si accinse alla costruzione del primo impianto idrovoro a servizio di un piccolo polder di circa 1 900 ha, che con l’abbandono delle colmate naturali (il cui esercizio era stato fino a quel tempo curato direttamente dal Genio Civile) segnò il nuovo indirizzo al quale, in seguito, si uniformò la bonifica idraulica di tutte le zone depresse dell’ampio comprensorio.
Nella stessa zona vicana, dopo aver provveduto anche ad una prima sistemazione dei canali per lo smaltimento delle acque incombenti su quelle campagne, si iniziò la costruzione di un secondo impianto idrovoro.
Inoltre si attese alla sistemazione della rete stradale principale, il tutto determinando una notevole modifica delle condizioni ambientali, che diede l’avvio al progresso sociale di un largo strato della popolazione agricola e che doveva poi consentire la penetrazione di imponenti attività extragricole.
Situazioni analoghe si ritrovavano nella zona di Licola, ove con l’inserimento dell’Opera Nazionale Combattenti (costituitasi dopo la guerra 1915-1918) e con l’assunzione da parte di questa sia dei terreni, ex beni della Corona, che della relativa bonifica, si provvide alla realizzazione di varie opere, essenzialmente idrauliche, fra cui il primo impianto idrovoro di Licola.
Intanto, iniziava la sua attività il Consorzio di Castelvolturno costituitosi nel 1925 e che nel 1928 pose mano alla costruzione dell’impianto idrovoro di Tamerici e della relativa canalizzazione, entrati in esercizio nel 1931.
Parallelamente furono costruite le prime strade di bonifica, poi incorporate nella viabilità a carattere Statale e Provinciale.
Questa la situazione generale fino al 1933, quando la nuova legge 13/02/1933, n. 215, promosse maggiori iniziative nel campo della bonifica e consentì un notevole balzo verso il conseguimento delle più ampie finalità proposte nella legge medesima.
Ciascun Consorzio, agendo prima autonomamente e poi dal 1933 con il coordinamento del “Raggruppamento”, costituito con il RD 08/06/1933, n. 1145 (Consorzi Riuniti di bonifica della Campania, che escludeva il solo Consorzio di Calvi e Carditello), attese alla graduale attuazione dei propri programmi per la soluzione dei problemi più urgenti legati al risanamento delle zone paludose, per l’inizio di un’agricoltura a carattere intensivo e per la colonizzazione del comprensorio.
Su questi propositi, però, non poteva mancare di far sentire le sue nefaste ripercussioni la guerra: prima opponendo inevitabili remore al normale svolgimento dei programmi e poi sconvolgendoli, data la necessità di ricostruire opere la cui distruzione aveva riprodotto situazioni non molto dissimili da quelle preesistenti alla bonifica.
Pertanto, le realizzazioni dei Consorzi vanno distinte in due periodi: uno precedente le ostilità belliche e l’altro, seguente, fino alla costituzione del “Consorzio Generale” (1952).

1.1.1 Il primo periodo di attività di bonifica

Riguardo al primo periodo, per sommi capi può indicarsi quanto segue:

  • Il Consorzio della 2a Zona Vicana costruì l’impianto idrovoro di Literno e la relativa canalizzazione, a servizio di un polder esteso 850 ha circa, ed il banchinamento delle gronde del Lago di Patria;
  • Il Consorzio di Castel Volturno provvide alla costruzione di un secondo impianto idrovoro (Casa Diana 1a) con la relativa canalizzazione di acque basse, a servizio di un polder esteso circa 2 300 ha, nonché ad una prima sistemazione dei canali di acque alte, Apramo e Cardito, e all’arginatura destra e sinistra del fiume Volturno da Capua al mare per lo sviluppo di 45 Km.
  • Nello stesso periodo, tale Consorzio costruì anche altre strade di bonifica (Longitudinale, Grazzanise – Bonito, Medico) e curò l’avvio alla trasformazione fondiaria, resa obbligatoria (per le aziende più vaste) con Decreto 12 dicembre 1933, n. 5464;
  • Il Consorzio Destra Volturno provvide alla costruzione dell’impianto idrovoro Mazzafarro con relativa canalizzazione a servizio di un polder esteso 2 500 ha, alla separazione delle acque alte, provenienti dall’alto bacino di Saviane, da quelle medie con una inalveazione del Torrente Savone, sottratto dal bacino della R. Agnena e convogliate direttamente a mare con una nuova opera di foce. Anche le acque medie vennero sottratte in gran parte al bacino della R. Agnena mediante la costruzione di un nuovo canale allacciante e circondariale alle zone basse di Mazzasette, con recapito diretto a mare (opera che poi consentirà il prosciugamento meccanico). Tale Consorzio provvide inoltre alla costruzione della rete stradale essenziale per il disimpegno della zona, per uno sviluppo di 45 Km;
  • Il Consorzio di Calvi e Carditello, la cui prima concessione è del 1940, provvide alla sistemazione del canale Apramo, dell’ex diversivo Vicano alle origini ed alla sistemazione della canalizzazione principale nella parte sinistra Volturno (Carditello e zone aggregate) ed alla costruzione dei primi tronchi stradali nello stesso territorio.

1.1.2  Il secondo periodo di attività di bonifica

A conclusione della guerra iniziò il secondo periodo, nel quale i Consorzi dovettero assolvere in primo luogo al compito della ricostruzione, che richiese alcuni anni per la notevole entità dei danni subiti dalle opere.
In seguito si accinsero a sviluppare i relativi programmi, adeguandoli alle maggiori esigenze dovute all’evoluzione dell’agricoltura e del progresso sociale, alla necessità di riproporzionare le canalizzazioni e gli impianti idrovori ai nuovi coefficienti udometrici, di valore superiore rispetto a quelli assunti per la sistemazione idraulica originaria e quindi ampliando la superficie dei polder.
Per tale secondo periodo, che va fino al 1952, può segnalarsi che, una volta ripristinate in buona parte le opere distrutte o danneggiate dagli eventi bellici, le principali nuove realizzazioni furono:

  • Il potenziamento delle due centrali idrovore di S. Sossio 1° e di S. Sossio 2° nel comprensorio della 1a Zona Vicana;
  • la costruzione del secondo impianto idrovoro di Casa Diana e relativa canalizzazione nel comprensorio di Castelvolturno;
  • la costruzione dell’impianto idrovoro di Mazzasette e la relativa canalizzazione nel comprensorio in Destra Volturno;
  • la costruzione della Sottostazione elettrica di Villa Literno, 60/20 KV della potenza di 8.000 KVA, e di 52 Km di elettrodotti per l’alimentazione di tutte le idrovore consortili;
  • nuove strade nei singoli comprensori.

Con tale complesso di opere realizzate o in via di completamento nei bacini dei Consorzi elementari ebbe inizio l’attività del “Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno” che è sorto dalla fusione dei cinque consorzi elementari, già operanti singolarmente dal 1948, dopo lo scioglimento del citato “Raggruppamento”, e cioè:

  1. Consorzio della 1a Zona della Campagna Vicana (R.D. 08/06/1915)
  2. Consorzio della Campagna di Castelvolturno (R.D. 09/08/1923)
  3. Consorzio della 2a Zona della Campagna Vicana (R.D. 06/08/1926)
  4. Consorzio della Campagna in destra del Basso Volturno (R.D. 20/01/1927)
  5. Consorzio di Calvi e Carditello (R.D. 31/12/1934)

1.1.3 Attività del Consorzio dopo il 1952

Successivamente ai due periodi sopra descritti, si avvia la valorizzazione irrigua dei territori con la costruzione della traversa di Ponte Annibale e dei grandi adduttori a pelo libero con distribuzione capillare in canalette.

Nel contempo, intorno agli anni ’60, viene attuata la “Sistemazione dei Regi Lagni”; l’intervento su questo canale è di tale rilevanza che nel tempo vi pongono mano il Consorzio, la Cassa per il Mezzogiorno e la stessa Regione Campania.

Dopo il 1970 vengono completati gli insediamenti industriali (Piano A.S.I. Napoli e Caserta) e, a seguito dell’epidemia di colera (1973), la Cassa procede alla realizzazione di un imponente sistema fognario urbano recapitante nei Regi Lagni.

Tale apporto di acque impose l’adeguamento della portata dei collettori, che venne curato sia dal Consorzio che dalla Cassa stessa. Già all’epoca da un canale che doveva portare non più di 250 mc/s si passa ad un canale a portata più che doppia, destinato a raccogliere le acque fognarie delle città ed in generale di tutte le zone impermeabilizzate attraverso il processo di urbanizzazione ed industrializzazione.

Allorquando le acque fognarie confluenti nel canale lo raggiungono non adeguatamente trattate, a causa della parziale efficienza e funzionalità dei depuratori, si determina alla sua foce uno stress ambientale mal sopportato dagli utenti consorziati residenti. La Regione assume direttamente l’onere di porre mano all’opera per adeguarla alle nuove esigenze idrauliche ed ambientali connesse agli scarichi fognari.

E’ il momento in cui la platea dei beneficiari dell’attività di bonifica si estende, non solo perché beneficiari indirettamente di un’attività che ha modificato il territorio agricolo circostante, ma perché detta attività è volta ad assicurare in prospettiva il deflusso delle acque provenienti da tutte le aree extragricole.

La bonifica del territorio assume sempre più quei connotati di difesa del suolo, tutela delle acque, difesa ambientale a cui i Consorzi di bonifica sono chiamati come una delle istituzioni principali, nel rispetto della legge 183/1989 sulla “difesa del suolo”, come ha avuto modo di precisare la Corte Costituzionale con la decisione n. 66/1992.

Al Comprensorio costituito dalla fusione dei cinque Consorzi elementari, è stato aggregato:

  1. con Decreto del Capo dello Stato 16 ottobre 1954 n. 2541, il sub-bacino di “Licola e Varcaturo”;
  2. con il D.P.R. 11/03/1965 n. 713 la parte valliva pedemontana del bacino del “Savone – Rio Lanzi”;
  3. con D.P. Giunta Regionale Campania n. 2676 del 06/06/1975 la restante parte valliva e media del bacino dei RR. Lagni e quella montana del bacino del “Savone – Rio Lanzi”;
  4. con D.P. Giunta Regionale Campania n.764 del 13/11/2003 la restante parte alta del bacino dei RR. Lagni con inclusione delle aree di pertinenza dei Consorzi di Bonifica Aurunco, Conca di Agnano, delle Paludi di Napoli e Volla, nonché degli Stagni di Marcianise

L’evoluzione della superficie del Consorzio a seguito dei successivi ampliamenti risulta pertanto la seguente:

Estensione alla costituzione (1952) ha 42 000
Dopo l’ampliamento di ha 6 000 (1954) ha 48 000
Dopo l’ampliamento di ha 21 000 (1965) ha 69 000
Dopo l’ampliamento di ha 55 000 (1975) ha 124 000
Dopo l’ampliamento di ha 98 853 (2003) ha 222.853

Nel bacino dei Regi Lagni, prima dell’inclusione nel Consorzio nel 1975, avevano operato la bonifica il Genio Civile di Napoli e quello di Caserta.
Nelle aree di nuovo ampliamento, con esclusione delle aree in cui operano già i consorzi di bonifica, opera il Genio Civile di Napoli.